30 aprile 2013

HOCKEY GHIACCIO: NUOVO TIMONIERE HCL

 

PATRICK NEL SEGNO DELLA CONTINUITA’

 

 

 

 

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La lunga attesa si è dunque chiusa con l’atteso “happy-end”. Il conclamato siluramento di Larry Huras, al termine di una stagione altalenante, segnata da troppi sbalzi di umore e da un rendimento incostante da parte della squadra, in grado di spazientire anche il più affezionato dei tifosi, ha obbligato i vertici del club bianconero a chinarsi, una volta di più, sul problema della conduzione tecnica della prima squadra. Come era nelle previsioni, la scelta non è stata delle più facili ed è giunta al termine di una serie di colloqui con i diretti interessati alla successione del tecnico dell’Ontario, passati in timida rassegna semi-segreta negli uffici della Resega. La notizia della mancata conferma del terzo tecnico più titolato alle nostre latitudini (titoli vinti sulle panchine di Zurigo, Lugano e Berna) dopo Arno del Curto (5) e Slettvoll (4) nell’era dei playoffs, aveva fatto pervenire alla casella di posta elettronica del direttore sportivo Habisreutinger una marea di candidature, buona parte vagliate in funzione del curriculo ed altre cestinate per manifesta insufficienza di requisiti. La presenza sulle rive del Ceresio di alcuni personaggi di indubbio spessore tecnico negli ultimi giorni, aveva di fatto, ristretto la cerchia delle candidature, con i soliti “bene informati” pronti a scommettere sulla conferma di Patrick Fischer, associato a Peter Anderson quale alternativa. La decisione era quindi nell’aria e non si è fatta attendere, sconfessando coloro che la aspettavano dopo la fine dell’imminente mondiale di Stoccolma-Helsinki.

Dal mese di agosto, con l’inizio della preparazione sul ghiaccio e le prime amichevoli di avvicinamento alla nuova stagione regolare (esordio a Rapperswil venerdì 13 settembre e debutto casalingo il giorno successivo, ospite il Berna campione in carica) sulla panchina del Lugano a guidare i bianconeri ci saranno gli ex-giocatori Patrick Fischer (nelle vesti di Head Coach) e Peter Andersson (assistente), chiamati dalla dirigenza a cercare di portare avanti un discorso di continuità, troppo a lungo spezzato nell’ultimo lustro da cambiamenti repentini, nocivi al blasone societario, concause del progressivo disamore di alcuni tifosi di lunga data.

Il nuovo allenatore del Lugano ha un trascorso da giocatore di tutto rispetto: 17 anni di carriera da professionista; 2 titoli di campione svizzero (1998-99 Lugano; 2001-2002 Davos) e ben 634 partite (208 reti; 309 assist) in Lega Nazionale; una stagione in NHL (Phoenix, 27 incontri disputati) e 5 partite (SKA San Pietroburgo) nel campionato della Russia; ha vestito la maglia rossocrociata (oggi è assistente di Simpson) in ben 56 occasioni. Nel 2010 ha iniziato il rapporto di collaborazione con l’Hockey Club Lugano, in qualità di allenatore degli Juniori élites A, prima di vestire i panni dell’assistent-coach della prima squadra con Mike McNamara ed essere chiamato nella stessa funzione presso i quadri nazionali della rappresentativa U20 e di quella maggiore.

Peter Anderson, che, ricordiamo, vinse come compagno di squadra di Fischer il titolo di campione svizzero 1999 alla Valascia nella memorabile finale, vanta un palmarès di successi interminabile. Si potrebbe affermare, senza problemi di essere sconfessati, che si tratta di un leader carismatico (quello di cui il Lugano ha bisogno negli spogliatoi?). Ovunque ha giocato, ha lasciato la propria firma sulla conquista di titoli e sulle affermazioni delle squadre nelle quali ha giocato o che ha diretto (Oerebro, docet!). Campione di Svezia con Färjestad (1985-86 e 1987-88) e Malmö (1991-92); campione di Germania con il Düsseldorf (1995-96); campione svizzero con il Lugano (1998-99), medaglia d’argento con la Svezia ai mondiali (1993) e bronzo nel 1994 e nel 2001; 47 partite in NHL con NY Ranger (38) e Florida (9) aggiunge riconoscimenti vari e nomination nelle speciali classifiche All Star Team ( tra le quali: Coppa Spengler del 1991, giocata nelle fila del Malmö).

I dati sopra esposti giocano a favore dei due nuovi tecnici, che ricevuta la fiducia da parte della dirigenza bianconera hanno già iniziato a lavorare per preparare al meglio la loro avventura sulla difficile panchina. In fondo, anche  Törmänen (Berna) e Kossmann (Friborgo), finalisti dell’ultimo campionato, si sono ritrovati a guidare le loro formazioni, promossi dalla sera alla mattina dal ruolo di assistenti a quello di allenatore-capo ed i risultati non hanno tardato a premiare coloro i quali avevano  affidato loro il difficile ruolo di successore al timoniere principale.