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19 maggio 2013 HOCKEY GHIACCIO: SVIZZERA D’ARGENTO
IL MONDIALE DEI TABU’ INFRANTI
![]() <Foto Bohumil Cervenka>
Tutti i tabù nascono per essere infranti. Finalmente, dopo ben 27 lunghi anni di attesa, la squadra nazionale del Paese organizzatore di un mondiale, riesce a mettere le mani sulla Coppa più prestigiosa e conquistare l’ambito titolo di campione del mondo. L’impresa, che sembrava destinata ad almeno altri due anni di rinvio, è riuscita alla Svezia diretta da Pär Marts, in grado di superare nella finale la Svizzera, che non saliva più sul podio dal 1953. La magica atmosfera scandinava, generata dalla suggestiva coreografia della Globe Arena, impianto inaugurato nel lontano 1989 e pioniere architettonico delle modernissime attuali infrastrutture che ospitano le rassegne iridate, ha saputo ricreare attorno al campionato del mondo quell’indiscreto fascino, che tutti i tifosi delle nazionali partecipanti vivono per una quindicina di giorni ogni mese di maggio, all’insegna della festa e della sportività. La seducente attrazione di questa annuale rassegna, che raggruppa le sedici migliori formazioni del ranking mondiale, ha saputo infrangere oltre ai tabù descritti, anche qualche mito, uscito piuttosto malconcio da questa festa della disciplina di fine stagione, mentre non è riuscita a far scansare l’ascensore della retrocessione alle vittime predestinate, nonostante qualche acuto degno di nota. Così, Austria e Slovenia, (neo) promosse e presenti ai Giochi nel 2014, pur concedendosi il lusso di conquistare punti contro Lettonia e Slovacchia e costringendo Canada e Danimarca all’appendice dei supplementari, hanno lasciato la scena a testa alta, in attesa di ripartire dalla lontanissima Corea. La Francia si è permessa il lusso di battere la corazzata russa, mentre americani e svizzeri hanno saputo sorprendere, grazie all’intraprendenza di alcuni loro sbarbatelli. Nei primi undici giorni di qualificazione, a parte qualche eclatante risultato del tutto inatteso alla vigilia e con una nazionale rossocrociata capace di uscire imbattuta e capolista del proprio gruppo, il torneo ha qualificato le otto attese squadre della vigilia, anche se con posizioni di classifica sbalorditive. I quarti si sono aperti all’insegna della meravigliosa e storica (nel punteggio finale) vittoria degli americani sui russi, emulati dagli svizzeri, capaci di battere una seconda volta la squadra della Repubblica Ceca. Il pubblico della Hartwall Arena ha aiutato la Finlandia a superare i vicecampioni in carica della Slovacchia, mentre la Svezia ha potuto fare affidamento sui gemelli Hedin e su di un portiere saracinesca, per venire a capo dei canadesi. Con fuori dai giochi importanti Russia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Canada e con l’accoppiamento tutto scandinavo in semifinale, a Stoccolma per le semifinali vi sono stati momenti di alta tensione, con i fans di Svizzera ed USA in fibrillazione. La Svezia ha svolto il suo compito, quasi si trattasse di pura formalità, liquidando i cugini finlandesi con autorità, mentre la Svizzera ha superato sé stessa e la diffidenza degli allibratori, conquistando con pieno merito, il diritto di giocarsi la finale maggiore. Gli sbarbatelli americani, incassata l’amara eliminazione ad opera di Seger e compagni, si sono rifatti conquistando la medaglia di bronzo, lasciando fuori dal podio, per la seconda volta consecutiva (in casa propria o quasi) dopo lo storico oro di Bratislava la Finlandia, mentre in una Globe Arena esaurita in ogni ordine di posto, Svezia e Svizzera si sono contese il gradino più alto del podio mondiale. Josi e compagni (di cui parliamo nell’ articolo di domani al nostro rientro) apparsi in debito di energie si sono dovuti inchinare di fronte ad una squadra portata di peso dall’abile regia dei gemelli Hedin e desiderosi di riconquistare un titolo che mancava loro dal 2006. I rossocrociati hanno ceduto con l’onore delle armi, non sfigurando, contro un avversario meritevole e capace di sfruttare nel migliore dei modi (dopo diversi tentativi andati a vuoto) il fattore-campo. Intanto, però, per i prossimi dodici mesi, Sochi compreso, tutti li guarderanno con maggiore rispetto, perché a Sochi ed a Minsk porteranno pur sempre cucito sul petto lo scudetto di vicecampioni del mondo.
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