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20 maggio 2013 HOCKEY GHIACCIO: ARGENTO SCANDINAVO
GRUPPO COESO, MEDAGLIA DI PESO
![]() <Foto Bohumil Cervenka>
Tutti i sogni hanno una fine, anche se non tutti si concludono lietamente. E’ stato così, purtroppo, anche per la Nazionale Svizzera che a Stoccolma ci ha fatto veramente sognare e sospirare per oltre due settimane, con risultati che sono andati ben oltre le più rosee aspettative. Poi, nel momento cruciale, Ercolino si è dovuto arrendere alla cruda realtà, per accettare il verdetto della pista, capace di consegnargli con tutte le onorificenze del caso, una strameritata medaglia d’argento. Considerato il fatto che, secondo alcuni esperti del settore, la seconda trasferta consecutiva in terra scandinava comportava alcuni insidiosi rischi, tali da poter trasformare la mancata qualificazione ai quarti in possibili incubi da retrocessione, possiamo ben dire di essere contenti di aver potuto sognare ad occhi aperti un possibile, quanto incredibile, titolo di campioni del mondo. Le origini della lunga cavalcata trionfale degli uomini diretti da Sean Simpson, portato alle luci della ribalta dell’hockey nazionale una decina di anni or sono dal compianto Jim Koleff, hanno radici riconducibili allo sconcertante esito del mondiale precedente, disputato ad Helsinki e chiuso con un deludentissimo undicesimo rango, che aveva messo in discussione, nonostante un contratto in essere con la Federazione, la posizione dello stesso head-coach. Le discussioni che ne erano seguite avevano portato i nostri dirigenti federali a confermare, nonostante le dure critiche di certa stampa confederata, la fiducia nel tecnico di origini canadesi. Cosciente del duro lavoro che lo attendeva, Simpson ha fatto tesoro dei propri errori commessi nel corso della campagna di avvicinamento ad Helsinki, sommati a quelli che avevano portato a battere, nel preliminare alla portata degli elvetici, unicamente bielorussi e kazaki, prima di essere sconfitti da slovacchi e francesi e fare un mesto e prematuro rientro in Patria. L’esito dell’analisi effettuata dal tecnico, ha portato ad una nuova filosofia della campagna di avvicinamento alla kermesse di fine stagione, con una selezione dei giocatori mirata durante tutta la stagione agonistica e la scelta degli incontri pre-mondiale volta ad affrontare avversari di spessore (Russia, Finlandia, Francia e Germania) non presenti nel gruppo preliminare dello stesso mondiale. Il tutto senza trascurare un aspetto non indifferente, legato alla psicologia delle dinamiche di gruppo. Nel corso dell’ultimo mese di aprile, Simpson ha costruito in modo encomiabile il gruppo. Ha selezionato, in maniera graduale, i suoi giocatori, attribuendo il ruolo di leader a quelli dalla forte personalità, frutto di anni di navigata esperienza nazionale ed internazionale, chiedendo loro di fare da chioccia a giovani sbarbatelli esordienti ai massimi livelli. L’intesa tra le parti ha subito dato i frutti sperati, con Gerber e Berra pronti a passarsi il testimone, con Seger, Vauclair, Josi e Diaz ad indicare la giusta strada ai vari Blum, Furrer e Grossmann, per non parlare dell’autorevole disciplina messa in mostra da Gardner, Niederreiter, Hollenstein e Trachsler nel guidare i propri compagni di linea offensive. Pur tra lo scetticismo generale, creatosi attorno ad un gruppo composto da giocatori reduci dall’eliminazione nei quarti di finale del campionato nazionale e da altri freschi di playout, per non parlare di quelli del Langnau retrocesso, la Nazionale è partita in Svezia con il piede giusto, inanellando un trittico di successi storico, quanto del tutto inatteso, contro tre grandi potenze della disciplina mondiale, quali i padroni di casa, il Canada e la Repubblica Ceca. Con otto punti in tre gare, fatto di per sé già oltre i limiti della storia, la truppa di sbarbatelli di belle speranze rossocrociate ci ha preso gusto e tra lo stupore generale ha saputo imporsi nel gruppo eliminatorio, senza subire sconfitte. Una volta acquisito il diritto di accedere ai quarti ed aver guadagnato la stima ed il rispetto degli osservatori internazionali, nonché delle dirette avversarie alle semifinali, la Svizzera si è ripetuta bissando nella partita ad eliminazione diretta, per una seconda volta nello spazio di pochi giorni, una Repubblica Ceca rinforzata dagli ultimi giocatori NHL, prima di rendersi conto che nelle semifinali non avrebbe dovuto incontrare la corazzata russa, fatta fuori con un risultato eloquente da un gruppo di “yankees”, giunti in Svezia più o meno con le stesse caratteristiche ed ambizioni dei rossocrociati. L’incredibile sogno di una squadra e di una intera nazione si è poi concretizzato nella tarda serata scandinava di un sabato di maggio, capace di consegnare nell’Albo d’oro della storia dell’hockey su ghiaccio il nome della nazionale Svizzera. Il provare per crederci nella finalissima non ha poi prodotto l’effetto sperato ma, forse, i ragazzi di Simpson ci sono arrivati in debito di energie psicofisiche e per Sua Maestà Svezia, che attendeva da sette anni questo momento, l’occasione era troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire di fronte al pubblico di casa. La medaglia d’argento ed il relativo titolo di vicecampioni del mondo sono pur sempre il giusto premio ed il miglior riconoscimento per il duro lavoro svolto in profondità da uno staff tecnico capace di preparare l’immediato futuro con garanzie di continuità, che lasciano ben sperare per Sochi e Minsk 2014, dove andranno in scena le prime rivincite di una manifestazione che per la Svizzera si è chiusa in gloria.
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