24 ottobre 2015

HOCKEY GHIACCIO: DERBY AL LUGANO

 

ORGOGLIO E PREGIUDIZIO BIANCONERI

 

 

 

 <Foto Lory>

 

 

Il Lugano vince con pieno merito il derby dei parenti poveri del campionato ed effettua il sempre poco simpatico passaggio delle consegne della lanterna rossa del campionato ai cugini di montagna. L’Ambrì gioca la sua onesta partita e resta in gioco sino all’ultimo minuto, approfittando al meglio della enorme pressione che grava sul suo antagonista di giornata, ma cede alla distanza, sotto l’incalzare di un Lugano capace di supplire alle lacune tecniche con la dovuta grinta, la giusta determinazione e quell’orgoglio legato all’attaccamento dei colori sociali, più volte chiesti dal suo presidente. In un derby seguito dalla folla delle grandi occasioni, con la Resega, che a dispetto delle solite cassandre, fa registrare il tutto esaurito, succede proprio tutto ed il contrario di tutto, nel breve volgere di (udite, udite!) 98 secondi. Dopo le prime schermaglie sui due fronti, l’Ambrì passa a condurre, grazie ad una pregevole azione, condotta da Giroux e concretizzata da Hamill, bravo nel superare Manzato, preferito a Merzlikins. Il Lugano, sceso in pista con una formazione (ancora una volta) rivoluzionata negli schieramenti delle linee offensive, reagisce prontamente. Manzato si infortuna e la sua forzata sostituzione sembrerebbe galvanizzare il collettivo dei suoi compagni di squadra. L’Ambrì paga a caro prezzo la prima penalità, inflitta a Grassi per aggancio ed i bianconeri, in soli 14” pareggiano il conto, quando sul ghiaccio giostra una linea inedita per il gioco in superiorità numerica. Il pareggio manda in orbita di lancio i bianconeri, capaci di ribaltare il punteggio 16” dopo, con la scatenata linea di Pettersson e Filppula, completata dal realizzatore Kienzle. Per il pubblico della Resega non vi è neppure il tempo per festeggiare il vantaggio, che Fuchs, ben imbeccato da Pestoni, pareggia il conto 47” dopo il vantaggio locale. I fuochi d’artificio non sono del tutto finiti, perché Kparghai, il migliore in assoluto tra i bianconeri, porge a Kienzle, mezzo minuto dopo, il disco per il nuovo vantaggio dei padroni di casa, che poi decidono di giocare in modo più tranquillo sino alla prima sirena. Il periodo centrale, animato dalla penalità di partita inflitta a Chiesa (cross-check alla balaustra su Pestoni), si gioca con ribaltamenti di fronte da capogiro. L’Ambrì non sfrutta il vantaggio in pista, mentre Pettersson si vede negare la rete in short-hand da un palo, a portiere battuto. Merzlikins a tu per tu con l’indiavolato Pestoni salva il risultato e nel finale di periodo tiene a galla i suoi compagni di squadra, con interventi che annichiliscono gli attaccanti ospiti. Nel periodo conclusivo Hamill aggancia un bianconero dalle parti della panchina di Pelletier ed il coach biancoblù complica la vita ai suoi giocatori, facendosi penalizzare dall’arbitro per (inutili)reclami. La doppia superiorità per il Lugano dura un solo minuto, perché Hirschi viene colto con il bastone troppo alto in zona d’attacco. Nel 4 contro 3, la panchina luganese inventa un cambio volante, inserendo Klasen, che da lontano, grazie al velo di Martensson, realizza il quarto punto per il locali. Manca ancora una quindicina di minuti alla terza sirena, sufficienti a Pestoni, con la collaborazione di Monnet, per riaprire il confronto con il terzo punto ospite. L’Ambri, sotto di una rete, getta nella confusa mischia le residue energie. Merzlikins e Kparghai sul fronte bianconero riescono a tenerlo a debita distanza, finché Sannitz, ben servito da Pettersson, riporta il Lugano sul doppio vantaggio. Pelletier opta dunque per un finale da arrembaggio al forte Apache, togliendo il portiere, per giocare in doppia superiorità gli ultimi 90”. Chiama pure il tempo morto, ma la sua intenzione viene frustrata dalla rete a porta vuota di Hofmann, che sigilla il successo bianconero con la sesta rete. Un successo frutto dell’orgoglio bianconero, capace di cancellare buona parte dei pregiudizi emersi in una delle più difficili settimane della storia bianconera. L’Ambrì esce a mani vuote dalla Resega, ma a testa alta, in un derby che non ha fatto altro che evidenziare gli attuali limiti tecnici delle due compagini.

 

Lugano – Ambrì Piotta 6:3 (3:2;0:0;3:1)

 

Reti: 5’26 Hamill (Giroux) 0:1; 8’52 Chiesa (Klasen, in 5c4,esp. Grassi) 1:1; 9’14 Kparghai (Kienzle) 2:1; 9’57 Fuchs (Pestoni) 2:2; 10’30 Kienzle (Kparghai, in 5c4, esp. Duca) 3:2; 45’37 Klasen (Vauclair, in 4c3, esp. Hamill, pen. disc. panchina Ambrì, Hirschi) 4:2; 51’53 Pestoni (Monnet) 4:3; 56’55 Sannitz (Pettersson) 5:3; 59’02 Hofmann (a porta vuota) 6:3

 

Lugano: Manzato (8’06 Merzlikins); Vauclair, Ulmer, Hofmann, Martensson, Reuille; Furrer, Chiesa, Klasen, Sannitz, Morini; Kparghai, Hirschi, Kienzle, Filppula, Pettersson; Sartori; Kostner, Romanenghi, Fazzini 

 

Ambrì: Zurkirchen; Zgraggen, Gautschi, Lauper, Bastl, Grassi; Mäempää, Birbaum, Giroux, Zach, Pestoni; Chavaillaz, Fora, Monnet, Emmerton, Lhotak; Berger, Trunz, Fuchs, Kamber, Duca

 

Note: Resega, 7800 spettatori (tutto esaurito!) Arbitri: Stricker-Vinnerborg; Raderli-Kovacs. Penalità: 4x2’ + 1x5’+ pdp. (Chiesa) Lugano; 8x2’ Ambrì. Lugano privo di Brunner, Bertaggia, Steinmann, Walker (inf.). Ambrì senza Stucki, Hall, Sidler, Bianchi, Flückiger (infortunati). 8’05 infortunio a Manzato; 34’ palo (Pettersson). 58’38 time-out Ambri, senza portiere dal 58’10 sino al 59’02