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25 ottobre
2015
HOCKEY
GHIACCIO: PELLETIER SEGUE FISCHER
DALL’ALTARE ALLE POLVERI

<Foto Lory>







C’era da aspettarselo. Alzi la mano chi, dopo l’esonero di Fischer dalla
panchina del Lugano, non si aspettava il pronto siluramento di Serge
Pelletier da quella dell’Ambrì in caso di insuccesso nel derby. Ancora
una volta, la storia si ripete e, un allenatore di una delle due squadre
più amate e seguite del Cantone è costretto a lasciare il posto di
lavoro in seguito ad un incontro di campanile chiuso con un risultato
sfavorevole. Anche se la dirigenza del club della Leventina si è
apprestata a dire che la decisione di liberare Pelletier dalle sue
funzioni di head-coach non è conseguenza diretta dell’esito del
confronto della Resega, la relazione tra i due oggetti appare
inequivocabile. Del resto, gettando un’occhiata al calendario
agonistico, con la pausa legata agli impegni della Nazionale dietro
l’angolo due sole partite dopo il derby e con altre trenta
all’orizzonte, difficilmente si riesce a spiegare la tempistica scelta
dai dirigenti biancoblù. A contrastare questo logico pensiero del tifoso
comune mortale si contrappongono alcune considerazioni, che giocano a
favore delle tesi contrarie. La lunga vicenda ebbe inizio nei primi anni
del nuovo millennio, quando il buon Serge, terminato il lungo tirocinio
in qualità di capo allenatore (sette stagioni!) degli juniori élites A
dell’Hockey Club Lugano e passato a fare l’assistente della prima
squadra per altre tre stagioni, giunse ad Ambrì, per la prima volta, via
Friborgo e Zugo, sulle cui panchine aveva maturato le prime esperienze
da primo allenatore. Chiamato a sostituire Rostislav Cada, per due anni
ottenne la qualificazione ai play-offs, nei quali l’Ambrì venne
eliminato al primo turno. Nel mese di ottobre del 2005 venne sostituito
alla transenna da Pekka Rautakallio, ma non rimase molto tempo senza
lavoro. All’alba dei quaranta anni, ad inizio 2006, maturata sufficiente
esperienza in qualità di capo allenatore, venne richiamato alla
transenna del Friborgo, dove in accordo con i nuovi dirigenti della
Società burgunda, reduci dal salvataggio economico dell’azienda, giunta
sulla soglia del fallimento, diede inizio ad una nuova fase di
ricostruzione economico-agonistica di tutto rispetto. Nelle cinque
stagioni successive, guidò la squadra con successo, arrivando per due
volte in semifinale. Poco prima dell’inizio dei playoffs della stagione
2010-2011 fu esonerato a sorpresa, nonostante un contratto valido sino
al 2013. Intanto, Filippo Lombardi, presidente del CdA di un Ambrì
costretto a disputare i playout per la salvezza per cinque anni
consecutivi, cominciava a prendere in considerazione l’opportunità di
far tornare in Leventina un allenatore che, partito da Ambrì era
riuscito a far rinascere, con risultati di prestigio, una società e
squadra caduta in disgrazia. Nell’ottobre del 2012, logorata dal
rapporto di lavoro insoddisfacente di Kevin Constantin, la società
biancoblù richiamava al proprio timone Serge Pelletier, al quale
affidava nella stagione successiva il doppio ruolo di allenatore e GM (general
manager o direttore sportivo, che dir si voglia). Sotto la sua guida, la
squadra compiva il salto di qualità e dopo anni di frustrazioni,
approdava con anticipo e pieno merito, ai giochi che contano per il
titolo, seppure eliminato, in sole quattro partite, dal…Friborgo. Dalle
polveri dei due precedenti esoneri all’altare di un effimero successo,
il passo era stato breve e sottile, quanto il limite che divide il
successo dalla sconfitta. Intanto, però, Serge si godeva il giusto
tributo concesso agli eroi di un’impresa storica. Compiuto il miracolo,
nell’anno successivo, gli infortuni ed una campagna acquisti
deficitaria, fecero ripiombare i biancoblù sull’orlo del baratro. Di
nuovo nel limbo dei playout, superati agevolmente al primo turno, il
tecnico venne costretto a scendere dall’altare, perché qualcosa a
livello di fiducia tra dirigenza e tecnico si infranse. Nella
(tumultuosa) primavera, il CdA nominò Ivano Zanatta nuovo DS del club,
limitando il potere di Pelletier. La coppia effettuato un buon mercato
pareva sulla buona strada per rinnovare antichi fasti. L’inizio di
campionato sembrava cancellare i molti dubbi legati alla nuova gestione
del gruppo, ma il rinnovo del contratto in scadenza ad aprile 2016
tardava ad arrivare. Era quello, un primo credibile indizio che le
relazioni tra dirigenza e tecnico non erano delle più conciliabili. La
risposta è giunta con il precipitare della situazione: otto sconfitte in
dieci partite, l’ultima delle quali nel derby. Al CdA non restava che
sciogliere con anticipo il rapporto di lavoro con il tecnico più longevo
della storia sportiva dei biancoblù che, come spesso accade, si (ri)trova
dall’altare dei successi della sua squadra, nella polvere dorata dei
disoccupati pagati dai loro datori di lavoro.
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